Solo una cosa ho avuto nel mondo. L’orecchio: il capolavoro sonoro ispirato a Pasolini travolge Napoli

Un concerto drammaturgico intenso e visionario, ispirato a La Ricotta di Pasolini, scuote il Piccolo Bellini dall’8 aprile
Al Piccolo Bellini di Napoli va in scena un’esperienza teatrale che travalica le categorie convenzionali: Solo una cosa ho avuto nel mondo. L’orecchio, una “operina drammatica” firmata da Blastula.scarnoduo, ovvero Monica Demuru e Cristiano Calcagnile. In programma dall’8 al 13 aprile, lo spettacolo fonde musica, voce ed effetti sonori in un tributo profondo e suggestivo al celebre episodio La Ricotta diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1963. Non si tratta però di una semplice trasposizione teatrale, ma di un’indagine sonora sul senso del sacro, della pietà e della miseria umana.
Sul palco, strumenti e parole si intrecciano per dare corpo a un’esplorazione sensoriale che parte dalla colonna sonora originale del film e si spinge verso territori improvvisati e sperimentali. La voce della Demuru e le percussioni di Calcagnile si fondono in un linguaggio poetico e ruvido, capace di evocare immagini interiori e tensioni sociali. A fare da sfondo, la storia struggente di Stracci, il poveraccio morto sulla croce nel silenzio generale, diventa metafora potente dell’abbandono e dell’indifferenza.
Il progetto nasce da un’intuizione semplice e radicale: lasciarsi guidare dalla traccia acustica del film pasoliniano e costruire attorno ad essa un’esperienza immersiva. L’idea era già stata sperimentata da Blastula con I pugni in tasca di Bellocchio, ma qui assume un’intensità nuova, ancora più viscerale. La tensione emotiva non si limita alla scena: invade la sala e penetra nelle coscienze, facendo vibrare lo spettatore in uno stato di sospensione.
La scelta di ispirarsi a La Ricotta non è casuale. Il film è uno dei manifesti più potenti della poetica pasoliniana, e il personaggio di Stracci – simbolo dell’emarginazione, dell’invisibilità sociale e della fame – diventa il punto focale di una riflessione sull’umanità negata. Non è un omaggio, ma un grido sonoro, una risposta a quella fame che ancora oggi dilania.
Quando il suono diventa corpo e memoria
Il lavoro di Blastula non segue una partitura classica. Si muove per strappi, sospensioni, contrasti, creando una polifonia instabile che riflette il disordine del mondo. Monica Demuru usa la voce come strumento narrativo e percussivo: canta, sussurra, graffia. Cristiano Calcagnile, con batteria, percussioni, chitarra orizzontale e oggetti vari, costruisce paesaggi sonori che si aprono e si richiudono come ferite.
In scena non c’è linearità, ma evocazione. La storia di Stracci si frammenta in immagini sonore, lacerti di verità che affiorano e svaniscono, mentre il pubblico viene risucchiato in un’esperienza fatta di suggestione più che di narrazione. Non c’è bisogno di conoscere il film per essere travolti dalla potenza del suono: bastano i silenzi, i respiri, le implosioni ritmiche. Una produzione di Toscana Produzione Musica, Solo una cosa ho avuto nel mondo. L’orecchio si distingue per la capacità di trasformare la sala teatrale in una cassa armonica che amplifica la disperazione e la bellezza del gesto umano. Non è teatro musicale, non è concerto, non è installazione: è tutto insieme, ed è soprattutto urgenza espressiva.

Il povero cristo del presente
La potenza dello spettacolo non sta soltanto nel richiamo a Pasolini, ma nell’attualità bruciante delle sue tematiche. In Stracci, figura fragile e derisa, si riflettono oggi i nuovi poveri, gli esclusi, gli scartati. La denuncia sociale che attraversa La Ricotta diventa carne viva attraverso la musica e la voce, in una nuova forma di pietà laica e militante. Blastula.scarnoduo non propone una soluzione, ma apre una ferita. Invita lo spettatore a non distogliere lo sguardo, a lasciarsi attraversare dal disagio e dalla compassione. Con un uso sapiente delle pause, del suono e del rumore, la performance fa vacillare le certezze, e nel vuoto che resta s’insinua una nuova consapevolezza.
La scelta del titolo – Solo una cosa ho avuto nel mondo. L’orecchio – è già una dichiarazione di poetica. Perché l’ascolto, più che lo sguardo, è il vero atto rivoluzionario in un tempo che urla senza ascoltare. E questo spettacolo invita proprio a questo: a porgere l’orecchio, ad accogliere, a restare. Una proposta audace e necessaria, che si afferma come uno degli appuntamenti più intensi della stagione teatrale napoletana.