Quasi mio marito: quando l’amore naufraga in sala prove e scoppia una risata liberatoria | Al Teatro Martinitt

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Una commedia brillante e surreale che mette a nudo la fragilità dei sentimenti e del mestiere d’attore

Una sala prove come rifugio, campo di battaglia e specchio di incertezze. Due attori, un uomo e una donna, soli con i loro testi, i loro sogni sfilacciati e un copione che parla d’amore. Da qui prende vita Quasi mio marito, lo spettacolo firmato da Nicola Pistoia e Sara Valerio, in scena dal 3 al 6 aprile. Una pièce comica, lieve in superficie ma carica di quei cortocircuiti emotivi che solo il teatro sa restituire con tale verità.

Lui e Lei devono provare una commedia romantica ambientata nel giorno del matrimonio della sorella di lei. Ma mentre ripetono battute e marcano movimenti, qualcosa si incrina. Il confine tra finzione e realtà si sfalda, e il palco si trasforma in un ring affettivo dove i due protagonisti, interpretati da Sara Valerio e Giancarlo Fares, smettono di recitare e iniziano a confessarsi. Ogni battuta è un colpo basso, ogni risata un grido di soccorso.

Il risultato è uno spettacolo che gioca con l’assurdo, un’ora e mezza in cui la comicità si alterna all’amarezza, e i due attori portano sul palco tutta la fatica di chi cerca ancora un senso nel fare teatro, nel vivere e nel provare a far funzionare una relazione. Il testo, intelligente e arguto, racconta molto più di quel che sembra: una crisi personale, una crisi generazionale e, insieme, il bisogno disperato di credere che da qualche parte esista ancora una luce.

La regia di Nicola Pistoia, asciutta e precisa, non rincorre effetti ma valorizza i silenzi, gli sguardi, gli inciampi. La scena è essenziale, quasi nuda: una scelta che mette in risalto la fragilità dei personaggi e del teatro stesso, fatto di cose minime eppure capaci di spalancare mondi.

L’ironia come scudo e come specchio

Quasi mio marito si serve dell’umorismo per affrontare tematiche profonde: la paura del fallimento, la fatica di crescere, l’angoscia di non essere abbastanza. I dialoghi, pur spassosi, rivelano l’affanno di due anime in cerca di una direzione. E in mezzo a questo caos affettivo, è proprio l’ironia a diventare uno strumento di sopravvivenza.

Sara Valerio e Giancarlo Fares costruiscono una coppia teatrale perfetta, sempre sul filo dell’equilibrio instabile tra sarcasmo e tenerezza. La loro sintonia tiene in piedi uno spettacolo che si regge su un’altalena emotiva costante, capace di far ridere e commuovere nello stesso respiro.

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Un inno disilluso ma vitale al mestiere dell’attore

Sullo sfondo si muove anche una riflessione sottile ma potente sul senso del teatro oggi. I protagonisti non sono solo due innamorati in crisi, ma anche due artisti allo sbando, alle prese con un mestiere che spesso toglie più di quanto dia. Eppure, nonostante tutto, restano lì: a provare, a cadere, a ricominciare. Perché il teatro, come l’amore, è un atto di fede.

Lo spettacolo riesce a raccontare questa tensione con leggerezza e verità, senza retorica. Il pubblico si riconosce nei dubbi, nelle fragilità, nei sogni infranti. E proprio per questo esce dalla sala con un sorriso sincero e una consapevolezza nuova. Quasi mio marito non è solo una commedia da ridere. È un piccolo, brillante manifesto sull’importanza di continuare a cercare la bellezza anche quando tutto intorno sembra franare. Un omaggio al coraggio di chi sceglie di restare, sulle tavole di un palcoscenico o nella vita, per credere ancora che basti poco per ricominciare.