Coppia aperta, quasi spalancata: il capolavoro di Fo e Rame torna in scena mostrando la cruda realtà delle relazioni di oggi
Un classico del teatro che smaschera ipocrisie e dinamiche ancora attuali nelle relazioni di coppia.
Ci sono opere teatrali che, nonostante il passare degli anni, conservano un’attualità disarmante. “Coppia aperta, quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame è una di queste. Nata nel 1982, questa commedia continua a interrogare il pubblico con il suo sguardo tagliente sulle relazioni di coppia, mettendo in discussione convenzioni e ipocrisie che ancora oggi persistono. Non si tratta solo di una critica sociale, ma di un vero e proprio specchio in cui uomini e donne possono riconoscersi, sorridere e, forse, riflettere sulle proprie dinamiche sentimentali.
In un mondo in cui il concetto di fedeltà e di libertà personale viene costantemente ridefinito, lo spettacolo offre uno spaccato ironico ma pungente sulle contraddizioni di chi predica apertura ma si scontra con le proprie insicurezze. Il personaggio di Antonia, la protagonista, incarna la sofferenza di chi vive in una relazione sbilanciata, dove la libertà è un privilegio concesso a senso unico. La sua storia, tuttavia, è anche un viaggio di emancipazione e consapevolezza, che la rende un simbolo senza tempo della rivalsa femminile.
A Milano, “Coppia aperta, quasi spalancata” torna a far parlare di sé con una doppia messa in scena. L’appuntamento è per il 25 e 26 febbraio al Teatro Martinitt, con una produzione che promette di mantenere intatta l’ironia corrosiva dell’originale, offrendo al contempo uno sguardo moderno e attuale sulle tematiche affrontate. Lo spettacolo, diretto da Renato Sarti, vede protagonisti Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno, due interpreti capaci di restituire tutta la carica emotiva e comica del testo.
Il dramma dell’ipocrisia sentimentale
Antonia è una donna che ha accettato di vivere in una “coppia aperta” imposta dal marito, convinta che assecondarlo possa evitare fratture dolorose. Il marito, d’altra parte, predica la libertà amorosa ma solo a proprio vantaggio, vivendo relazioni extraconiugali senza alcuna remora. Il gioco si fa pericoloso quando Antonia, dopo aver sofferto e tentato di adeguarsi, scopre di poter essere desiderata e amata. L’equilibrio si spezza: l’uomo che voleva una relazione libera non riesce ad accettare che anche lei possa fare lo stesso.
La commedia mette a nudo un’arretratezza culturale che ancora oggi caratterizza molti rapporti, in cui la fedeltà e la libertà sono diritti che spesso vengono reclamati a senso unico. Attraverso dialoghi serrati, battute taglienti e una narrazione che alterna momenti comici a riflessioni profonde, lo spettacolo non solo diverte, ma spinge a interrogarsi su ciò che definiamo “normalità” nei rapporti sentimentali.
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Una riflessione sempre attuale
Quarant’anni dopo la sua prima rappresentazione, “Coppia aperta, quasi spalancata” resta un testo di straordinaria rilevanza. La società si è evoluta, le relazioni si sono trasformate, ma le dinamiche di potere e i conflitti emotivi all’interno della coppia continuano a riproporsi con sorprendente familiarità. Il teatro diventa così un luogo privilegiato di osservazione, in cui il pubblico può riconoscere se stesso e il proprio tempo. Attraverso l’ironia e la satira, Fo e Rame ci ricordano che la libertà in amore è una conquista condivisa e non un privilegio unilaterale. Ed è proprio questa capacità di smascherare ipocrisie e ribaltare ruoli consolidati che rende “Coppia aperta, quasi spalancata” un capolavoro intramontabile, capace di far ridere e pensare con la stessa intensità.
Andare a vedere “Coppia aperta, quasi spalancata” non è solo un’occasione per godersi una commedia brillante, ma anche per fare un viaggio nella coscienza collettiva. La risata che scaturisce dalle battute pungenti non è mai fine a se stessa, ma è il preludio di una riflessione profonda su come viviamo e concepiamo le relazioni. Questa nuova messa in scena promette di essere un’esperienza imperdibile per chi ama il teatro che diverte ma che, allo stesso tempo, fa pensare. Perché, in fondo, il vero potere di un grande spettacolo sta proprio nella sua capacità di cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.