America Latina dei fratelli D’Innocenzo in concorso a Venezia 78 non scalda il pubblico. Recensione

Sono stati molto tiepidi gli applausi per America Latina dei fratelli D’Innocenzo durante l’anteprima stampa del film presentato in concorso alla 78a edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Il film vede protagonista Elio Germano, un giovane dentista sposato e con due figlie. La sua sembra la vita perfetta fatta di tutte quelle cose che ciascuno ha desiderato almeno una volta, una famiglia serena e un buon lavoro.
Un giorno l’incantesimo si rompe quando scendendo in cantina vi trova una ragazzina legata e imbavagliata non sapendo come sia finita lì.
Da questo momento inizia per il protagonista un incubo senza fine che lo trascina in un vortice di ossessioni e paure che finiscono per coinvolgere sia la vita professionale che quella privata.

Un thriller intenso America Latina dei fratelli D’Innocenzo alla loro terza regia che ci riconduce nel solito mondo grigio e drammatico tipico dell’universo filmico di cui hanno sempre parlato. Un mondo che attinge a tragedie familiari riportate dal telegiornale e che fanno eco ai drammi che la storia ci racconta.
In questo caso troviamo dei modelli ben precisi ai quali America Latina fa riferimento, per esempio Shining, il più eclatante, oppure Shutter Island e molti altri.
Nulla di nuovo quindi rispetto al contenuto.
La regia vuole essere audace con momenti più artistici che narrativi, dove la macchina da presa spesso rimane incollata al volto di Germano con inquadrature claustrofobiche.

L’elemento dell’acqua è ricorrente e non mancano le scene più oniriche.
In generale da un punto di vista tecnico, registico e di interpretazione non c’è da discutere. Una nota positiva di America Latina è l’uso di simbolismi come l’acqua e la cantina che rappresentano evidentemente l’inconscio del protagonista, dove lui è costretto a immergersi per cercare di salvarsi.
La storia parte che sembra un giallo in cui si deve capire perché la bambina si trova legata i cantina e se c’è qualcuno che cerca di incastrarlo, spostandosi poi brutalmente sull’argomento principale.
I co protagonisti sono praticamente invisibili anche se presenti in alcune scene di famiglia, ma questo non basta come esempio di armonia. Infatti la stessa fotografia della famiglia felice viene vista da un punto di vista diverso, come una minaccia o un inferno da cui scappare.
Ciò che purtroppo delude in è il fatto che in questo caso i registi sembra non si siano sforzati di trovare una linea originale rispetto a una formula già vista nei film citati.
Per Germano, questa di America Latina, è stata una prova d’attore attraverso la quale ha potuto sperimentare diverse sfumature di follia e ossessione e tutto questo avendo sempre la macchina da presa puntata addosso.

Un prodotto quindi ben girato se non fosse per alcuni evidenti riferimenti che lo vanno a banalizzare. Ma se amate il genere, ecco un prodotto tutto italiano che promette di tenervi incollati alla poltrona, ma che purtroppo dopo dieci minuti di film abbiamo capito dove volesse andare a parare. Il colpo di scena finale quindi lo cogliamo già a metà film senza neppure sforzarci troppo.

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