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L’invenzione del suono, l’ultimo romanzo di Palahniuk mette alla prova lo stomaco dei lettori

Abile nella prosa, inventivo nella struttura e raccapricciante nella forma, l’ultimo romanzo di Palahniuk metterà senza dubbio alla prova lo stomaco di alcuni lettori, garantendogli contemporaneamente un nuovo gruppo di fedeli seguaci. Implacabilmente violento ed incredibilmente strano, Chuck Palahniuk ritorna nel panorama letterario con un altro romanzo che fa discutere: L’invenzione del suono.

Questo romanzo si pone come una storia contorta di sentenza e vendetta contro il mondo del sonoro dei film horror di Hollywood, Mitzi Ives, un’artista del suono, si droga fino all’oblio mentre crea i suoi capolavori, considerata dagli addetti ai lavori di Hollywood come la migliore nel suo campo, il suo lavoro consiste nel… creare l’urlo perfetto.

Seguendo le orme di suo padre, si specializza in urla così devastanti e veritiere da sembrare quasi reali. Gates Foster è un investigatore che passa le sue giornate a caccia di siti pedopornografici alla ricerca di una traccia di sua figlia Lucinda, scomparsa da più di dieci anni. Quando incontriamo Mitzi per la prima volta sta spiegando al suo fidanzato, Jimmy, che intende registrare un urlo di morte che “farà urlare tutti nel mondo intero nello stesso momento”. Quando incontriamo per la prima volta Foster, lo troviamo mentre si sta imbarcando su un volo per accusare un uomo innocente di essere un pedopornografo. Tutto cambia per Mitzi quando registra un urlo così violento che chiunque lo senta non può fare a meno di gridare in rimando. E nello stesso momento tutto cambia per Foster, quando gli viene inviato un hyperlink, da persone sconosciute, di una scena di un film splatter dove sente il grido terrorizzato di sua figlia – “Aiutami! Papà, ti prego, no! Aiutami!” – è stato doppiato sopra le grida di una star del cinema di serie B. Mentre Mitzi fa i conti con il suo passato e le conseguenze del suo lavoro, Foster comincia a mettere insieme la verità sull’ultimo giorno di sua figlia e, soprattutto, sul sull’artista del suono che ha registrato le sue ultime parole.

L’invenzione del suono è un ritorno interessante di quel Chuck Palahniuk che ha scritto capolavori raccapriccianti come Soffocare, Survivor e Cavie. L’urlo perfetto di Mitzi, amplificato da chiunque lo senta e che riduce in macerie i cinema di tutta l’America, è un’idea brillante, mette Palahniuk nella posizione di prendere a schiaffi Hollywood, compresi i produttori annoiati che assumono Mitzi perché il suo lavoro eleva i loro film scadenti, senza mai chiedersi come faccia a produrre urla così autentiche; o l’Academy Award che ridicolmente nomina la registrazione di Mitzi come “Miglior suono”, non perché sia davvero buona ma perché l’industria aveva bisogno di una buona motivazione dopo gli ultimi accadimenti. Le scene degli attori che si dirigono verso gli Oscar, dove l’urlo sarà riprodotto dal vivo, è la parte satirica agrodolce che meglio rappresenta Palahniuk, alcuni si dimostrano coraggiosi, altri singhiozzando davanti alla telecamera. Quando non prende in giro Hollywood, L’invenzione del suono, come molti dei precedenti romanzi di Palahniuk, parla di persone distrutte che esistono ai margini della società, è sorprendente leggere di quanto l’autore sia benevolo con Mitzi e Foster. Non sono simpatici ed entrambi fanno cose terribili, ma si può capire come mai sono diventati le persone che sono. Per ragioni legate alla trama ci vuole un po’ più di tempo per capire le motivazioni di Mitzi; ma con Foster, è chiaro che non è mai venuto a patti con la perdita di sua figlia, che lo perseguiterà sempre, anche dopo aver risolto il mistero della sua scomparsa.

L’invenzione del suono ha anche quelle caratteristiche tipiche di Palahniuk che faranno subito tornare alla memoria le pagine di Fight Club tanti anni fa. Non è così viscerale o violento come il suo famigerato “Budella”, il primo dei racconti di Cavie ma non si risparmia assolutamente. Sicuramente già dalle prime pagine del romanzo avrete un quadro completo di quello che potrebbe aspettarvi nelle successive, non c’è delicatezza per il lettore, troviamo tutta l’aggressività letteraria che solo Palahniuk riesce a trasmettere. In poche parole, o lo si ama, o lo si trova volgare e poco divertente. Chiaramente bisogna essere un po’ di parte per apprezzare questo stile a tuttotondo, sicuramente per tutti gli fan dell’autore è come aver ritrovato un vecchio amico a fare quello che sa fare meglio.

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