Cinema

Maschile singolare, su prime video un film sulla rinascita. Recensione di maschile singolare

Quando il giovane Matteo Pilati viene improvvisamente licenziato dalla sua azienda, nel 2019, decide di investire i soldi della liquidazione nella realizzazione di un film, per coronare, probabilmente, il sogno di una vita. Ed è così che, insieme ad Alessandro Guida, scrive e dirige il lungometraggio Maschile Singolare, da poco apparso sulla piattaforma in streaming Prime Video. Il film, che non ha richiesto alcun contributo pubblico, è stato finanziato dalla loro casa di produzione Rufus Film per distribuirlo su Amazon. Maschile singolare, girato in appena tre settimane e interamente autoprodotto, è in grado di raccontare le questioni LGBTQ+ non restituendo al pubblico rappresentazioni tipicamente macchiettiste del mondo omosessuale. Il film, infatti, mette in scena, con una leggera ironia, gli ostacoli affettivi a cui i trentenni di oggi vanno in contro, mentre lottano con i propri limiti, per poter trovare una strada nel caotico mondo delle relazioni.

Maschile Singolare racconta le vicende di Antonio, un architetto disoccupato con la passione per la pasticceria, impegnato in una inaspettata e difficile separazione dal marito Lorenzo, suo compagno da anni. Antonio, che ha sempre creduto nella stabilità del loro rapporto, si ritrova a dover ricomporre i pezzi della sua vita sia emotivamente che economicamente. Il giovane, infatti, aveva impostato la sua relazione dipendendo totalmente dal marito Lorenzo, riponendo in un cassetto la possibilità di trovare un lavoro come architetto in modo da dedicarsi completamente alla cura della casa e alla preparazione spasmodica di dolci. Tale evento, scatena in lui un desiderio profondo di riscatto, la voglia di ribaltare la propria esistenza con lo scopo di indirizzarla verso piaceri personali piuttosto che compiacere l’altro.

Così, Antonio grazie ai nuovi amici, Denis (Eduardo Valdarnini), ragazzo libertino ed esperto, Luca (Gianmarco Saurino), un giovane panettiere con cui instaurerà una casuale relazione, trova il modo di divincolarsi da una serie di freni inibitori emotivi e sessuali per scoprire nuove parti del proprio essere. Ed è proprio tramite a vari incontri occasionali con diversi uomini, Antonio acquista sempre più consapevolezza di sé e di ciò che vuole. Il percorso di affermazione dell’identità di Antonio passa anche per il riconoscimento dell’arte della pasticceria come vero motore di soddisfazione e gioia: il ragazzo intraprende così, un corso di cucina per dolci, non solo per migliorarsi, ma per perseguire una passione che va oltre il mero riscontro economico o il bagaglio di studio seguito in precedenza. La via per la felicità di Antonio non è senza difficoltà: un fatto estremamente drammatico farà da monito alla definitiva presa di conoscenza di sé. Antonio, che ha la possibilità, sia di ritrovare un rapporto duraturo con un giovane milanese Thomas sia di recuperare la professione di architetto, farà una scelta inaspettata, ma che conferma un definitivo cambiamento personale già anticipato nei primi momenti del film.

Maschile singolare è una commedia con accenni drammatici, racconta i suoi personaggi senza giudizio mettendo in evidenza aspetti ironici anche nei momenti più tragici. È un film che bonariamente esalta i valori dell’amicizia, il potere salvifico della condivisione ma che testimonia l’importanza dell’autodeterminazione nel processo di recupero dell’identità. La recitazione degli attori è convincente e naturale, Giancarlo Commare, conosciuto principalmente per il ruolo di Edoardo in SKAM Italia, sembra interpretare il personaggio con naturalezza mostrandone tutte le insicurezze e i punti di forza. Interessante e divertente il ruolo della comica Michela Giraud nei panni di Cristina, una amica di veccia data di Antonio che con il suo piglio tagliente si inserisce perfettamente nel nuovo gruppo di amici del ragazzo, appoggiandolo, spesso, nelle sue scelte anticonvenzionali.

In conclusione, benché Maschile Singolare avrebbe potuto approfondire alcune sfaccettature, rimaste un po’ in sospeso, della narrazione, dichiara un’idea, a volte trascurata: non c’è bisogno di una gran quantità di denaro per fare un bel film.

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